STORIA DELL’IMPEGNO POLACCO PER L’ARTE
Sono nelle nostre case, talvolta nei cassetti o in scatole di cartone. A volte nel nostro piccolo atelier domestico, sul cavalletto oppure sul tavolo da lavoro. I tubetti di colore: quelli appena aperti; quelli quasi completamente spremuti; e quelli utilizzati raramente, anche se la tonalità ci affascinava profondamente. Colori dai nomi storici: Terra di Siena Bruciata, Blu di Prussia…
Con I tappi ormai difficili da richiudere, sporchi di colore. E pennelli di ogni misura: quelli che non vogliamo gettare perché ci siamo affezionati, anche se consumati e quasi inutilizzabili; quelli preferiti e quelli che utilizziamo soltanto occasionalmente… Vernici finali con etichette scollate, macchiate e sporche; il carboncino naturale in pezzi, il fondo Gesso… E tele immacolate che ci osservano con aria interrogative, quelle che rimarranno forse per sempre incompiute … Non ricordiamo quando ci hanno regalato i primi colori, ma ricordiamo perfettamente quando acquistammo il nostro primo tubetto…
È difficile dire quante ore abbiamo trascorso in solitudine disegnando o dipingendo, accompagnati dalla musica e dal silenzio ingombrante dei nostri pensieri. Non importa quanto grande sia lo spazio dedicato all’atelier, ciò che conta è che esista. Talvolta consideriamo la nostra “libertà creativa” come qualcosa di scontato, proprio come accade con ciò che amiamo incondizionatamente.
Eppure la storia che desideriamo raccontarvi non ha nulla di scontato.
1894
Francia, anno 1894. I fratelli Lumière inventano il Cinematografo. Claude Monet conclude il ciclo pittorico della “Cattedrale di Rouen”, iniziato due anni prima e destinato a diventare una vera icona della pittura occidentale. Un paradigma artistico composto da 48 tele dedicate al medesimo soggetto. Un’impresa creativa segnata da profonde inquietudini interiori, oggi considerata uno dei simboli della nascita della pittura moderna.
Per la prima volta nella storia dell’arte la narrazione pittorica viene interrotta; osservandola con uno sguardo contemporaneo potremmo facilmente paragonare le “Cattedrali di Rouen” alle “Marilyn Monroe” di Andy Warhol. L’enormità del lavoro che Monet decise di affrontare fu straordinaria. Così scriveva all’amico Clemenceau: “Le tele potevano richiedere cinquanta, cento, mille minuti o un’intera vita […] Il mio soggiorno qui continua: ciò non significa che io sia vicino a terminare le mie cattedrali. Più vedo, più mi riesce difficile rappresentare ciò che sento; e continuo a ripetermi che coloro che affermano di aver terminato un quadro sono terribilmente arroganti […] Lavoro con ostinazione senza avanzare, cercando a tentoni, ottenendo ben poco, tanto da sentirmi esausto.”

Siamo alla fine del XIX secolo e il Modernismo batte con forza alle porte della storia e della cultura europea. In Polonia il “pittore maledetto” Władysław Podkowiński dipinge ed espone a Varsavia il Quadro Frenesia, suscitando un enorme scandalo sociale ma attirando al contempo dodicimila visitatori già nel primo mese di esposizione. Sconvolto dalle polemiche, Podkowiński lacera la tela con un coltello nel folle tentativo di distruggerla; morirà di follia e tubercolosi l’anno seguente, a soli ventinove anni. Nello stesso periodo Malczewski realizza Melancholia e quattro anni più tardi si parlerà ufficialmente della “Giovane Polonia”, una corrente artistica che accompagno’ la nazione fino all’indipendenza politica. Nella dinamica e artistica Cracovia, emerge anche un giovane e promettente artista: Józef Karmański, che tra il 1884 e il 1886 conclude gli studi all’Accademia di Belle Arti come allievo di Jan Matejko. Karmański consegue anche la larea in chimica. La sua pittura esplora profondamente la materia pittorica; dipinge soprattutto paesaggi, padroneggiando tutte le tecniche allora conosciute e spesso fondendole tra loro. Dopo gli studi trascorre un periodo a Monaco e a Parigi, per rientrare in patria nel 1894, dove apre a Dębniki, presso Cracovia, la prima fabbrica polacca di colori per artisti con il nome Józef Karmański. Esistevano nel mondo altre produzioni industriali dedicate ai materiali per artisti?
Nei Paesi Bassi una piccola produzione artigianale operava all’Aia all’interno della Reale Accademia d’Arte. Nel 1870 l’artista William Roelofs trasferì questa produzione in una nuova sede, trasmettendo le formule al figlio Albert che, soltanto nel 1905, fondò la Old Holland a Scheveningen. Per assistere ai primi passi della seconda azienda olandese, Talens & Co., bisogna attendere il 1899, quando il banchiere Marten Talens avvia una produzione inizialmente focalizzata su articoli per ufficio e cartoleria.
In Francia, nel 1820, l’artista Chardin chiese al suo fornitore parigino di pigmenti, Alexandre Lefranc, di preparargli colori pronti secondo ricette personali. Lefranc iniziò la produzione nel retrobottega del proprio negozio e fu il primo, nel 1853, a confezionare il colore in tubetti sigillati. Nel 1867 un altro brillante chimico, Joseph Bourgeois Ainé, fondò a Parigi il proprio laboratorio di colori, diventando un’importante concorrente. La fusione delle due aziende avverrà soltanto nel 1966, dando vita alla Lefranc & Bourgeois. Sempre a Parigi, dal 1887, operava il piccolo atelier Maison de Sennelier, appartenente al commerciante di pigmenti Gustave Sennelier. La sua passione per i pigmenti lo portò a creare ampie gamme cromatiche, soprattutto pigmenti rappresi in stick… i pastelli.

In Inghilterra troviamo la George Rowney Company, produttrice di colori artistici dal 1793. I fratelli farmacisti Richard e Thomas Rowney, inizialmente specializzati in tinture e profumi per parrucche, dovettero reinventarsi quando re Giorgio IV gettò a terra la propria parrucca, decretando la fine di quella moda nel Regno Unito. Il loro successore George Rowney fu il primo ad inserire i colori in tubetti di piombo anziché in vasi o fragili contenitori di vetro. A Londra era già attiva la Winsor & Newton, fondata nel 1832 grazie alla collaborazione tra l’artista Henry Newton ed il chimico William Winsor, pionieri nella produzione innovativa di acquerelli.
In Prussia il centro della produzione industriale per artisti era Düsseldorf. La più antica azienda tedesca era Lukas, fondata nel 1862 dal dottor Franz Schoenfeld. Suo padre possedeva il più antico negozio di belle arti in Germania, situato accanto all’ingresso dell’Accademia di Düsseldorf. Il nome deriva da San Luca, patrono degli artisti. Nel 1881 nasce sempre a Düsseldorf una produzione concorrente: Josef Horadam e Hermann Schmincke, ex collaboratori di Schoenfeld, iniziarono la produzione basandosi sulle formule del pittore accademico italiano Cesare Mussini. Nel Regno d’Italia, patria dell’arte da poco unificata come nazione, non esistevano ancora produttori di colori per artisti; per vedere le prime produzioni bisognerà attendere i primi decenni del XX secolo.
In Russia, nel 1894, Alessandro III Romanov è l’ultimo zar a morire di morte naturale. A San Pietroburgo opera con successo dal 1853 l’azienda Khon, rinomata per la qualità dei suoi colori, ma destinata però ad essere travolta dalle tempeste della storia e del bolscevismo.
Nel XIX secolo l’intera Europa entra nell’era industriale ed i pittori non possono più permettersi apprendisti incaricati di preparare manualmente i colori. Nasce inoltre una nuova classe sociale: gli artisti. È anche il secolo della chimica moderna: pigmenti sintetici, colori ottenuti in laboratorio a base di piombo, cadmio e cobalto tanto amati dagli impressionisti e successivamente dagli espressionisti. Ci si potrebbe chiedere: Vincent Van Gogh avrebbe potuto dipingere Campo di grano con corvi senza i nuovi pigmenti di giallo cadmio?

POLONIA
Torniamo però in Polonia. La fabbrica di Karmański continuerà a svilupparsi fino alla morte del fondatore Józef Karmański nel 1904. Il magnifico ritratto del pittore, realizzato da Jacek Malczewski, è oggi custodito presso la Pinacoteca di Cracovia ed è considerato un tesoro nazionale dell’arte polacca. Nel 1904 i prodotti della Fabbrica di Colori Karmański & Co., godono di enorme prestigio in tutto il paese e all’estero. I colori prodotti in Polonia vengono distribuiti anche a Vienna, Budapest, Praga, Sofia, Monaco, Venezia e Milano. La fabbrica realizza colori ad olio, pastelli, acquerelli, tempere, inchiostri, matite, tele, strumenti lignei per artisti e numerosi altri accessori. Negli anni Venti e Trenta del XX secolo la produzione di materiali artistici in Polonia si sviluppa al punto che colori ad olio e gli acquerelli vengono prodotti anche da un concorrente: la ditta storica ditta Leszczyński di Varsavia. A Poznań opera una produzione di inchiostri da scrittura e grafica: la Orion. Nel settore degli inchiostri tipografici domina invece la società Atra di Toruń, mentre i pigmenti rappresentano il regno incontrastato della ditta Zachem. Poiché all’inizio del Novecento l’industria tessile polacca è estremamente sviluppata, cresce di conseguenza anche l’industria chimica e tintoria. Sono gli anni in cui sartoria e tessile scoprono nuovi materiali e una ricchissima gamma di colori fino ad allora sconosciuti. La moda si evolve rapidamente.
Negli anni 1918-1919 l’azienda Karmański viene acquistata dall’industriale Marian Chyżewski, già proprietario di successo della società chimica Iskra. La fusione tra Iskra e Karmański dà vita alla terza fabbrica più prestigiosa di Cracovia, situata in via Lubelska. Nella Seconda Repubblica di Polonia, la fabbrica Iskra & Karmański impiega oltre 300 lavoratori. Negli anni immediatamente precedenti la Seconda guerra mondiale, a Varsavia esiste anche una piccola produzione artigianale di colori ad olio, presso l’Accademia di Belle Arti, diretta dal professor Antony Buczek. In breve: il paese prospera e si sviluppa, ed il settore artistico non faceva eccezione.
Tutto questo viene distrutto dagli orrori della guerra. L’edificio di via Lubelska esiste ancora al momento dell’ingresso dell’Armata rossa a Cracovia. Tuttavia i dirigenti che non riescono a fuggire all’estero vengono arrestati come nemici del popolo … Il Partito Comunista polacco agli ordini di Mosca, non prevede la produzione di colori artistici nella nuova Polonia Popolare. L’arte non deve essere libera: è l’epoca del Realismo Socialista. Viene firmato un accordo di distribuzione con l’azienda olandese Talens & Zoon, soffocando ogni tentativo di rilanciare la storica produzione nazionale di Iskra & Karmański. Nel dopoguerra Talens gode di un monopolio garantito dal Partito Comunista in Polonia. Fatta eccezione per la limitata produzione di colori ad olio della ditta statale Astra di Przemyśl, prevalentemente dedicata agli articoli scolastici per bambini, bisognerà attendere gli anni ’90 per vedere sugli scaffali polacchi marchi concorrenti e negozi ben forniti.
GLI ANNI POST-SOLIDARNOŚĆ
Gli anni successivi a Solidarność segnano l’apertura delle frontiere. Nel 1995 APA Polska diventa distributore di uno dei più prestigiosi marchi artistici italiani: la Ferrario di Bologna, storica manifattura fondata nel 1919 dal professor Carlo Ferrario, anch’egli pittore e chimico, proprio come Józef Karmański. Oltre alla distribuzione dei prodotti italiani, APA comprende che un paese grande come la Polonia necessita di un proprio produttore locale. Nel 1998 APA Polska avvia una piccola produzione di medium, vernici finali, primer, trementina, olio di lino e alcuni colori. Avviare una produzione industriale da zero non è semplice. Un colpo di fortuna porta APA Polska a stringere amicizia con i proprietari di una delle più antiche aziende artistiche italiane: la DiVolo, produttrice di colori a Firenze dal 1913. Negli anni ’90 DiVolo appartiene alla famiglia Amorosi, che ne aveva acquisito la gestione negli anni Cinquanta. Luca Amorosi, professore di chimica, dirige la celebre produzione insieme al fratello Andrea. Dalla fiducia e dal rispetto dei fratelli Amorosi nasce il sogno di ripristinare una produzione di colori per artisti in Polonia. Il marchio Renesans nasce nei primi mesi del XXI secolo e dagli impianti di Kobylnica, presso Poznań, escono i primi tubetti di colore ad olio, con il Leone di San Marco e interamente prodotti in Polonia.
La Polonia dispone di enormi risorse: una delle maggiori produzioni europee di titanio, olio di lino, zinco, trementina balsamica e pigmenti puri. Così tutto ebbe inizio. Perché il nome Renesans? Le ragioni sono molteplici. Negli anni ’90 la Polonia sembrava rinata dalle proprie ceneri. Rinascimento significa appunto nuovo inizio. Era il desiderio condiviso da tutto il paese. Allo stesso tempo sentivamo un profondo debito di gratitudine verso il mercato italiano e soprattutto verso DiVolo. L’Italia era la culla del Rinascimento e il nome Renesans voleva essere anche un tributo di riconoscenza verso l’Italia. Il Rinascimento rappresenta uno dei periodi più brillanti e creativi della storia dell’arte, ed uno dei suoi simboli è il leone alato: simbolo di libertà, forza e protezione. Sul piano chimico potevamo contare sulla straordinaria esperienza pratica del professor Luca Amorosi. Nei primi cinque anni di produzione questa sinergia fu essenziale; successivamente abbiamo dovuto proseguire con le nostre forze.
APA Polska e il marchio Renesans sono al 100% polacchi. È stato possibile creare un’azienda che, proprio come Iskra & Karmański oltre cento anni fa, esporta oggi prodotti artistici di alta qualità oltre i confini nazionali. Dal 2014 Renesans espone alla Fiera Internazionale di Francoforte, il più grande salone mondiale dedicato ai produttori di materiali artistici. Renesans è diventato un punto di riferimento per molti artisti e pittori polacchi. Non abbiamo mai smesso di crescere ed affrontare nuove sfide. Il successo di Renesans sarebbe stato impossibile senza il sostegno degli artisti polacchi. Sono stati loro a permetterci di crescere, sbagliare e correggerci. La Polonia è una nazione straordinaria. Nel cuore di Varsavia compare la scritta: “Tutta la Polonia costruisce la sua capitale.” Questa frase vale anche per Renesans: “Tutti gli artisti, le aziende e le persone che hanno collaborato e collaborano con noi hanno costruito e continuano a costruire Renesans.”
GRAZIE ARTISTI !

